Il mio articolo su Viversani e Belli – Chi ha voglia di abbracciarsi?

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Il mio articolo su Viversani e belli

Il mio articolo su Viversani e Belli – Chi ha voglia di abbracciarsi?

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Viversani e Belli

Il 15/05/2020 è uscito su Viversani e Belli un mio articolo con servizio a cura di Chiara Masciocchi.

La pandemia dovuta al Coronavirus ha portato grandi se non drastici cambiamenti nello stile di comunicazione e di relazione. Abbiamo subito uno shock molto forte che ci ha costretto alla lontananza fisica. Però, non si tratta di qualcosa che abbiamo scelto, anzi hanno dovuto imporcelo.

L’emergenza sanitaria ci ha allontanati ma, in qualche modo, ci ha connessi emotivamente. Nel combattere un male comune, l’uomo tende a fare squadra. A mio parere, quando il lockdown sarà finito, avremo forse timore del contatto con gli sconosciuti ma non con le persone a noi care che ci sono mancate tanto.

Quindi, in alcuni potrebbe avere la meglio la paura dell’altro, del contagio, dello sporco ma nella maggior parte delle persone probabilmente prevarrà la necessità di vivere un periodo di nuovi accorgimenti che potrebbero essere ben presto dimenticati per tornare alla vita di sempre.

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Uno dei bisogni più intrinseci dell’essere umano è la necessità del contatto con altro. Diversi studi hanno dimostrato come il bambino, privato del rapporto fisico con la madre, manchi a livello neurologico di un collegamento adeguato tra corteccia cerebrale e diencefalo. Questo tipo di connessione è fondamentale affinché il piccolo riesca a sperimentare la relazione emozionale tra il proprio mondo interno e la realtà circostante e, se non c’è, va a intaccare ogni aspetto dello sviluppo, fisico, psicologico e affettivo. Nell’adulto tale bisogno rimane, prendendo altre forme e significati. Le coppie a distanza, i familiari e gli amici lontani, passato il periodo di lockdown, avranno una forte voglia di rivedersi e riabbracciarsi per poter rivivere emozioni per ora trasmesse solo digitalmente. Tale desiderio può essere talmente intenso da abbattere qualunque paura.

Il timore del contatto fisico è un disturbo: afefobia

Si definisce afefobia ed è un disturbo che comporta un grande disagio nei confronti del contatto fisico percepito come una sorta di invasione della propria intimità. Spesso alla base c’è un trauma non superato o la deprivazione di affetto e di vicinanza da parte degli adulti durante l’infanzia. Possono verificarsi episodi di tachicardia, problemi di respirazione e attacchi di panico. L’istinto porta chi ne soffre ad attuare un meccanismo di conservazione detto di “evitamento”, allontanando tutte le situazioni di contatto fisico con altre persone.

È importante sottolineare che avere paura del contatto fisico a seguito di questa emergenza sanitaria, non significa in tutti i casi avere un disturbo. La situazione dovuta al Covid-19 potrebbe portare a un aggravamento nei sintomi di chi già soffriva di afefobia e potrebbe anche solo far emergere la naturale paura di contagiare e di essere contagiati. È sempre importante non aspettare che il disagio si aggravi portando all’isolamento completo dagli altri: per questo è bene rivolgersi il prima possibile a uno specialista intraprendendo un percorso di sostegno psicologico o psicoterapeutico.

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Siamo di fronte a una fobia sociale

In questo momento è più corretto parlare di fobia sociale da contatto dovuta a un evento specifico. Essendo un disturbo di stampo sociale può colpire chiunque stia vivendo male questo periodo di quarantena o chi ha contratto il virus: peri positivi al Covid-19 che hanno superato o stanno superando il periodo di degenza, sarà molto difficile riprendere la propria quotidianità perché la paura di contagiare potrà avere il sopravvento. Per questo motivo, ritengo che chiunque abbia contratto il virus debba usufruire di un supporto psicologico adeguato.

La fobia sociale è più diffusa di altri disturbi psichiatrici. Si stima che circa il 7-13% delle persone ne sperimentino, nel corso della vita, i sintomi. Esordisce, in genere, nella prima adolescenza ed è presente in misura maggiore nel sesso femminile (circa il 60%) rispetto a quello maschile.  

Bisogna riappropriarsi del corpo e delle emozioni

L’uomo è un essere sociale e, pertanto, non può non tornare alla socialità. Ha bisogno del contatto fisico per creare intimità e necessita del confronto con l’altro per affermare e definire la propria identità. Non esiste l’io senza il tu. Il bisogno di relazione è intrinseco in ognuno di noi e nell’era dei nativi digitali, spesso è espresso e mediato dall’uso dei social network. Ciò ha creato un grande divario tra realtà virtuale e realtà corporea. L’emergenza sanitaria ci ha costretto all’uso della tecnologia, facendoci spesso dimenticare l’uso del nostro corpo. Non è un caso che i social siano inondati di dirette e video riguardanti l’attività fisica che si può fare a casa. È necessario mantenere vive le abitudini fisiche, così come è importante sapere riconosce le emozioni (soprattutto la paura, l’ansia e il dolore) perché si ripercuotono inevitabilmente sul nostro corpo, creando sintomi psicosomatici. Sarà, pertanto, necessario riuscire a riappropriarsi del proprio corpo per poter incontrare di nuovo quello dell’altro.

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Un aiuto dalla Bioenergetica

Ogni volta che a causa di un evento stressante blocchiamo o inibiamo l’espressione delle nostre emozioni, nel corpo si manifesta uno stato di tensione che scompare solo quando la causa di stress viene eliminata. L’emozione viene ingabbiata dentro l’armatura corporea e caratteriale e ciò condiziona inevitabilmente il nostro comportamento.

Una tecnica che può aiutare a sbloccare le emozioni e a uscire da questa impasse è la bioenergetica: si avvale dell’utilizzo di esercizi corporei e di meditazioni per sciogliere le rigidità e le contratture muscolari, lavorando anche sull’accrescere la consapevolezza di sé per poter incontrare l’altro.

Mettere in campo la propria resilienza

La vita gradualmente riprenderà i suoi ritmi, seppur con delle accortezze nuove legate al distanziamento sociale, e sarà necessario contestualizzare le situazioni che vivremo man mano che si presenteranno. Anche la semplice azione di toccare una maniglia potrà risultare problematica ma bisogna riuscire a valutare il contesto nel quale ci troviamo e adottare i giusti accorgimenti.

Ci laveremo sicuramente più le mani, useremo più igienizzanti e sarà una giusta misura di sicurezza personale. Questo però non significa necessariamente cadere nell’ossessione e nella dipendenza da igienizzanti.

L’importante sarà avere coscienza dei propri limiti e gli eventuali rischi. Provare paura sarà logico e comprensibile e dovremmo fare in modo che tale paura ci aiuti a reagire in modo razionale e logico e non a permetterci di adottare dei comportamenti irrazionali dettati dal panico.

Bisogna che ognuno di noi trovi il modo di far venire fuori la propria resilienza, ovvero la capacità individuale di affrontare con successo un trauma o una situazione di pericolo.

 

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Dr.ssa Sara Negrosini

Psicologa - Psicosessuologa - Psicoterapeuta Umanistica Bioenergetica VicePresidente e Tesoriere Associazione MinD – Mettersi in Discussione. Coordinatrice e Docente Master di II livello presso Università telematica Niccolò Cusano in “Psicologia del Comportamento Alimentare” e “Psicosessuologia”.