TedX Barletta – SESSUALITÀ E IA: LA (NON) MONOGAMIA ETICA

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TedX Barletta – SESSUALITÀ E IA: LA (NON) MONOGAMIA ETICA

Venerdì 17 e sabato 18 ottobre 2025 presso il Teatro Curci e gli spazi di Opera Omnia di Barletta si è svolto il TEDxBarletta, un evento TED organizzato in modo indipendente, ricco di interventi, presentazioni dal vivo e workshop. 

Il tutto con il consueto spirito delle conferenze TED basato sulla convinzione che il potere delle idee può cambiare l’approccio alla vita di tutti i giorni ed il modo di vedere il mondo che ci circonda.

Due giorni di confronto sul tema scelto per quest’anno:  “Pecore elettriche”, ispirato dal celebre romanzo di Philip K. Dick

Gli speaker hanno guidato il pubblico in un’esplorazione dei confini sempre più labili tra umano e artificiale, realtà e simulazione, in un presente in cui la tecnologia e l’intelligenza artificiale riscrivono la nostra idea di esperienza e verità.

Ho avuto il privilegio di partecipare come speaker e portare il mio contributo come psicoterapeuta e sessuologa — insieme alla mia collega, la Dr.ssa Gabriella Attimonelli (psicoterapeuta) — con il workshop intitolato «SESSUALITÀ E IA: LA (NON) MONOGAMIA ETICA». Un momento di riflessione che ci ha permesso di addentrarci in un territorio in rapida trasformazione: quello in cui l’Intelligenza Artificiale modifica il nostro quotidiano, e con esso la nostra sfera sessuale e relazionale.

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Insieme abbiamo intrapreso un viaggio consapevole: esplorando come la tecnologia non sia più solo un’“aggiunta” alle relazioni, ma un vero e proprio agente di cambiamento — plasmando desideri, forme affettive, confini tra corpo, virtuale e reale. Abbiamo parlato di opportunità, di nuove vie che si aprono (dai chatbot ai partner virtuali, alle forme ibride di relazione); ma anche di sfide psicologiche, di rischi e limiti:

Quanto sappiamo davvero di noi stessi quando incontriamo un interlocutore non-umano?

Quali implicazioni per l’identità, per la sessualità, per la scelta di “essere in relazione”?

SESSUALITà E IA: CORPO, ALGORITMI E DESIDERIO

Il concetto di desiderio passa ormai per gli algoritmi delle app social e d’incontri. Le informazioni che lasciamo per compilare il nostro profilo (curiosità, cosa ci piace, passioni, cosa cerchiamo) e i like lasciati nei social, sono dati che vengono raccolti dall’Intelligenza artificiale e dagli algoritmi per “profilare” tutto ciò che ci verrà mostrato in seguito.
Questo porta con sé un paradosso: più controllo, meno sorpresa; più connessioni, meno contatto reale.
L’IA  non si limita a riflettere i nostri gusti, li amplifica, li dirige, li educa. Questa è la soglia su cui ci muoviamo oggi: tra il desiderio come scelta libera e il desiderio come prodotto di un ambiente tecnologico che ci conosce – o crede di conoscerci – meglio di noi stessi. L’IA non è più solo qualcosa che “sta sullo sfondo”, ma è ormai una presenza attiva, un interlocutore, e talvolta persino un partner

Ci sono almeno tre dimensioni fondamentali in cui questo accade: l’IA come partner, come performer e come alleata terapeutica o educativa. Oggi, sempre più persone costruiscono forme di intimità con sistemi di intelligenza artificiale: chatbot, assistenti virtuali.
Queste relazioni, che un tempo avremmo considerato fantascienza, stanno diventando esperienze affettive reali per molti.
Non si tratta solo di sesso virtuale, ma di forme di legame emotivo che spesso rispondono a bisogni profondi: il bisogno di essere visti, ascoltati, accolti senza giudizio.

La differenza è che l’altro — l’“oggetto d’amore” — non ha limiti, non ha bisogni propri, non si sottrae. E questo, se da un lato può lenire la solitudine, dall’altro rischia di impoverire l’esperienza dell’alterità, che è ciò che dà vita e profondità al desiderio

IA E NUOVE FORME RELAZIONALI

Se l’intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui desideriamo, è inevitabile che influenzi anche il modo in cui costruiamo le relazioni. Viviamo un’epoca in cui l’idea di relazione stabile, esclusiva e permanente — quel modello che per secoli è stato il riferimento quasi obbligato — si sta trasformando. Non perché l’amore sia “meno importante”, ma perché le forme dell’amore stanno diventando più plurali, più fluide,

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una vera e propria espansione del vocabolario relazionale: non si parla più solo di coppie monogame, ma di relazioni aperte, poliamorose, queerplatonic, solopolyamory, e molte altre sfumature che cercano di descrivere la complessità del legame umano contemporaneo.

Questa evoluzione non è soltanto un fenomeno di costume: nasce dal tentativo di ridefinire l’amore al di là del possesso, di costruire relazioni più consapevoli, basate sulla libertà e sulla negoziazione nel vasto mondo della sessualità e IA.

E ancora una volta, la tecnologia gioca un ruolo decisivo in questa trasformazione.

Abbiamo posto l’attenzione su domande che raramente vengono trattate nei contesti più tradizionali:

Come cambia la monogamia (o la sua assenza) in un’epoca in cui “l’altro” può essere anche un algoritmo?

Come cambia l’intimità quando il corpo fisico dialoga con entità digitali, o quando la “relazione” avviene e si costruisce in ambienti ibridi?

Quale grado di consapevolezza abbiamo, come terapeuti e come persone, nell’abbracciare queste nuove possibilità?

LA DIFFICOLTÀ DI SCEGLIERE NELL’ERA DELLE INFINITE POSSIBILITÀ

Parlando di sessualità e IA e di nuove forme relazionali, emerge un tema che come terapeuti incontriamo sempre più spesso:la fatica di scegliere, di prendere posizione affettiva, di dire “sì, è questa la persona, è questa la relazione in cui mi riconosco”. Viviamo in un tempo in cui le possibilità amorose sembrano illimitate. Le app di dating, i social, le reti digitali ci mettono davanti a centinaia di volti, di storie, di promesse potenziali. È come se il mercato del desiderio fosse diventato infinito — e l’infinito, psicologicamente, non libera: paralizza.

L’abbondanza di scelta, invece di portare pienezza, spesso genera ansia, dispersione, senso di vuoto. Zygmunt Bauman la chiamava “liquid love”: una forma di amore in cui tutto scorre, ma nulla si radica. E in questa liquidità, scegliere diventa quasi impossibile, perché ogni scelta implica una rinuncia — e la rinuncia oggi fa paura.

In terapia, quando emergono queste fatiche, spesso non si tratta davvero di “non saper scegliere l’altro” — ma di non saper scegliere se stessi. Perché scegliere una relazione, oggi, non è solo scegliere una persona: è scegliere una versione di sé, un modo di stare nel mondo, una forma d’amore a cui aderire. E in un’epoca che ci invita continuamente a reinventarci, a non fermarci mai, a restare “aperti a tutto”, fermarsi e scegliere sembra quasi un atto controcorrente.

La difficoltà di scegliere, dunque, non è superficialità o indecisione: è il riflesso di una cultura che valorizza la possibilità più della presenza, il potenziale più della realtà.

Il fulcro del nostro workshop è stato proprio questo: invitare ciascuno a scegliere, con maggiore chiarezza, chi voglio essere e che tipo di relazione desidero vivere. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, né di idealizzare il “ritorno al passato”, ma di orientarsi con strumenti critici, etici e psicologici in un mondo che muta, per non subirlo passivamente.

E questo ha conseguenze emotive profonde: relazioni che iniziano ma non maturano, amori sospesi, legami “in forse” che generano ansia più che intimità.

Parlando di sessualità e IA, è stato un momento in cui abbiamo invitato il pubblico a fermarsi e a chiedersi: cosa sto cercando nella relazione? Cosa rischio, cosa guadagno? Quale parte di me è disposta al cambiamento, e quale invece vuole restare ancorata? La tecnologia amplifica, velocizza, rende possibili ciò che prima era solo immaginazione — ma non sostituisce la complessità dell’incontro umano, la vulnerabilità, il possibile fallimento, l’imprevedibile. E forse è proprio lì che risiede la nostra autentica umanità.

Nel chiudere questo intervento, l’invito che portiamo con noi è semplice ma potente: non accontentiamoci della versione “facile” della relazione, non affidiamoci unicamente all’algoritmo o al partner virtuale che non ci mette in discussione. Cerchiamo invece di restare imperfettamente vivi, perché è nell’imperfezione che nascono desideri autentici, connessioni reali, cambiamenti che contano.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato, condiviso, interrogato — e grazie alla mia collega Dr.ssa Gabriella Attimonelli per la collaborazione e la condivisione di questo percorso. Continuiamo a riflettere, a scegliere, a trasformare.

Dr.ssa Sara Negrosini

Psicologa - Psicosessuologa - Psicoterapeuta Umanistica Bioenergetica VicePresidente e Tesoriere Associazione MinD – Mettersi in Discussione. Coordinatrice e Docente Master di II livello presso Università telematica Niccolò Cusano in “Psicologia del Comportamento Alimentare” e “Psicosessuologia”.